Dal 24 settembre al 16 ottobre 2026, le sale del CMC, Centro Culturale di Milano, ospitano la mostra fotografica “Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo”, una straordinaria mostra collettiva curata dalla storica dell’arte e curatrice Angela Madesani, organizzata da Franco Maria Ilardo.

L’esposizione indaga i due estremi dell’esistenza, l’infanzia e la vecchiaia, mettendone in luce fragilità, purezza e mutamenti antropologici. Il percorso nasce da un’intuizione della curatrice a seguito di una ricerca sulle opere del fotografo toscano Max Baccetti, e si sviluppa intrecciando il suo lavoro con tre sensibili interpreti della fotografia contemporanea – Paolo Simonazzi, Enzo Obiso e Paola Mongelli- in dialogo con una colta selezione di capolavori storici vintage, dagli anni Quaranta ai primi anni Duemila, provenienti dalla prestigiosa Collezione di Rita e Riccardo Marone.

La mostra si propone come un’indagine sui profondi mutamenti sociologici che, negli ultimi quarant’anni, hanno ridefinito i confini e le rappresentazioni della prima e dell’ultima età della vita.

Nello scenario occidentale contemporaneo, l’infanzia appare spesso iper-protetta ma isolata dietro gli schermi tecnologici e precocemente mercificata. Al contrario, la vecchiaia sembra aver smarrito lo status di “età della saggezza” per inseguire miti globalizzanti di eterna giovinezza. Per preservare l’autenticità del racconto, la curatrice ha scelto deliberatamente di escludere scatti degli ultimissimi anni, aggirando così le rigidità burocratiche del presente, per concentrarsi su mondi in cui il tempo è sospeso o in cui resiste un dialogo intergenerazionale diretto.

Il fulcro della sezione contemporanea è composto dagli scatti di Max Baccetti, fotografo che pone l’essere umano al centro della propria fotografia di viaggio. La sua non è una fotografia di denuncia, ma di narrazione e partecipazione.
Tra le foto scattate da Baccetti in Nepal nel 1993 ce n’è una che potrebbe rappresentare il pensiero poetico che sta dietro questa mostra. Vi sono ritratte un’anziana signora e una bambina. Entrambe sorridenti, presumibilmente felici. Tra loro c’è quasi sicuramente un rapporto di parentela, ma quello che si evince è un intenso dialogo tra generazioni. Nei suoi reportage in Nepal, in Mali e in Amazzonia, Baccetti non cerca la denuncia, ma la comprensione e la complicità: le sue immagini raccontano la maestosa e metafisica spiritualità dei vecchi saggi Dogon o l’affettuosa ingenuità dei bambini della foresta.

Accanto a lui, il medico e fotografo Paolo Simonazzi porta in mostra quattro opere realizzate a Cuba. Ispirandosi alla massima terenziana «Homo sum, humani nihil a me alienum puto», Simonazzi indaga la dimensione dell’eventuale, l’improbabile, il provvisorio: il riferimento è alla vita, alla sua condizione di precarietà. Sei vecchi sono i protagonisti delle sue foto presenti in mostra, sono anziani che resistono alla miseria circondati da simboli ironici e potenti.

Enzo Obiso è un autore raffinatissimo, che nel corso degli anni ha realizzato lavori significativi, importanti, in cui la figura dell’uomo nelle sue diverse età è determinante. Nei suoi scatti propone un elegante contrasto temporale: dalle storiche fotografie degli anni Settanta, che immortalano la socialità spontanea delle vecchie piole torinesi e i giochi di strada dei bambini, liberi dalle future schiavitù digitali, fino ai reportage di fine millennio tra l’India del Kumbh Mela e una Mongolia appena uscita dall’orbita sovietica.

Infine, Paola Mongelli, allieva di Obiso, espone due opere scattate in Benin nel 2004. I suoi piccoli soggetti, definiti “piccole divinità”, affiorano in composizioni morbide dall’atmosfera onirica, traducendo l’essere umano in una spiritualità laica in cui l’uomo è solo parte del tutto.

La seconda anima della mostra attinge allo straordinario patrimonio della collezione napoletana di Rita e Riccardo Marone, si tratta di fotografia umanistica di alto livello, realizzata da autori europei e americani, che ritraggono un’Italia e un’Europa di mestieri arrangiati, povertà e fiera autenticità.

Numerose sono le immagini, tutte vintage, che raccontano un mondo che non esiste più, come quello dei vecchi bottegai che si affacciano dai loro negozi bui, immagini che rimandano a quelle protonovecentesche del parigino Eugène Atget. Un’immagine simbolo in tal senso è quella del bolognese Giovanni Bartoli, ragioniere appassionato di fotografia. In una toccante foto di Édouard Boubat, un vecchio ingobbito spinge un carretto, strumento imprescindibile della sua povera attività.

La narrazione del dopoguerra italiano si sviluppa attraverso i vicoli di Napoli delle foto dell’Agenzia Tullio Farabola. Sempre la strada napoletana e la figura dello “scugnizzo” emergono nelle opere di Aldo Bonasia, Mario Cattaneo, Aldo Roveri e Antonio Sansone, autore anche di un memorabile scatto a due sacerdoti in tonaca e cappello che richiamano certi personaggi del romanzo e del film Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Luciano D’Alessandro si spinge oltre l’apparenza della miseria cogliendo la profondità psicologica di bambini che assumono pose da adulti, mentre Giuseppe Leone indaga il contatto tra generazioni attraverso un anziano dalla pelle rugosa che intrattiene alcuni bambini incuriositi. Fausto Giaccone ferma il tempo mostrando un gruppo di anziani seduti davanti ai manifesti per i 30 anni dell’eccidio di Portella della Ginestra.

Quello tra anziani e bambini è un rapporto assai indagato dalla fotografia, così per Helen Levitt, nella cui foto in mostra una donna tiene per mano una bambina, che la guarda affettuosa, mentre la chiacchiera per strada e il pettegolezzo bonario sono il soggetto di una bella immagine dello svizzero Peter Moeschlin. Intorno è un mondo distrutto, ma i rapporti umani vanno avanti.
Bambini, uomini, vecchi e giovani sono nella bella foto di Giulia Niccolai, mentre una vecchia giornalaia imbacuccata sta seduta nel suo botteghino, in una strada nevosa, è la protagonista della foto di Federico Patellani.

Spiccano inoltre, la celebre immagine della bambina vestita come una piccola suora di Ferdinando Scianna, tratta dal progetto Feste religiose in Sicilia, realizzato con Leonardo Sciascia, gli sguardi poetici di Nino Migliori e i bambini milanesi in grembiule nero e calzoncini corti sulla via della scuola, ritratti da Mario De Biasi.

Il percorso espositivo è arricchito dagli scatti di Henri Cartier-Bresson, con l’ironico ritratto di una vecchia signora carica di medaglie patriottiche, e Robert Doisneau, che osserva con tenerezza i bambini parigini che fanno la verticale in strada. In mostra anche gli scatti dell’americano John Vachon, lo svizzero Peter Moeschlin, che ritrae i rapporti umani tra le macerie della guerra, Raynor Darka a Honfleur, René Jacques e l’agenzia Roger-Viollet con la stanchezza millenaria di una anziana parigina alla fontanella. Una nota di colore contemporaneo è offerta da Monica Biancardi, con i suoi bambini sorridenti che giocano con una rete a Ebron, in Palestina.

La mostra, inoltre, documenta il ruolo della fotografia nel mutare le leggi sul lavoro minorile, a partire dagli storici scatti americani di Lewis Hine, passando per la partecipazione sociale dei bambini di Jack Delano e Mary Ellen Mark, fino alla sensibilizzazione in Italia guidata dalle immagini di Gabriella Mercadini, Enrico Pasquali, Barry Thumma e Tony Spina.

 
Per informazioni
 
“IL RITMO DELLA VITA”
Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo

24 settembre – 16 ottobre 2026

CMC – Centro Culturale di Milano
Largo Corsia dei Servi, 4
20122 Milano MI
Tel. 02 86455162
segreteria@cmc.milano.it

 
Orari: Lunedì-Venerdi 10,30 -13,00 / 14,30 – 18,00
Sabato e domenica 15,00 – 18,00

 
Ingresso gratuito
Catalogo in mostra gratuito