Dal 17 ottobre 2026 al 4 marzo 2027 la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, Collesalvetti (Li), ospita la mostra “Carlo Böcklin: il segreto di Pan dal BOSCO SACRO alle rive del Tirreno”. Promossa e organizzata dal Comune di Collesalvetti, l’esposizione è curata da Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi e Andrea Muzzi, con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata Svizzera in Italia, Consolato Onorario di Svizzera a Firenze, della Regione Toscana, Con il Patrocinio di Cantone Basilea Città, Mit ideeller Unterstützung des Kantons Basel-Stadt, con il contributo di Fondazione Livorno e con il Media Partner Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi.
La rassegna costituisce una preziosa e suggestiva ouverture nel panorama degli studi simbolisti, accendendo finalmente i riflettori sulla mai indagata personalità artistica di Carlo Böcklin, figlio del grande maestro svizzero Arnold. A lungo confinato all’ombra del “circolo magico” dell’atelier paterno, il giovane Böcklin svela in questo appuntamento la sua intima cifra espressiva attraverso un denso itinerario di circa 100 opere tra dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e illustrazioni. Tra queste, oltre 60 rappresentano straordinarie testimonianze del tutto inedite e di eccezionale valore, provenienti direttamente dalla collezione degli eredi, affiancate da capolavori dell’arte italiana ed europea che testimoniano la profonda fortuna del mito böckliniano tra l’Italia e la Mitteleuropa.
La mostra propone al pubblico un’opera di grande importanza: il dipinto Tritone e nereide, appartenente dal secondo dopoguerra alla Libreria Antiquaria Gonnelli e acquistato direttamente dai discendenti della famiglia Böcklin, fu esposto e pubblicato nel catalogo della mostra Frammenti di cultura visiva a Forte dei Marmi del 1983. Questo dipinto presenta caratteristiche analoghe a quelle emerse per la versione del 1901 dell’Isola dei morti, da alcuni ritenuta la sesta variante del celebre capolavoro, che reca la doppia firma “A. Böcklin invenit” e “Carlo Böcklin fecit 1901”. Oggi, grazie a recenti indagini diagnostiche e a una perizia tecnica che non erano mai state eseguite in precedenza sul dipinto Tritone e nereide, emergono elementi che avvalorano l’ipotesi di un lavoro a quattro mani. L’opera viene quindi ripresentata come preziosa testimonianza della collaborazione tra Arnold Böcklin e il figlio Carlo, offrendo al pubblico un’inedita attestazione delle differenze stilistiche e pittoriche tra i due autori congiunte nella stessa tela.
L’itinerario espositivo, concepito dai curatori con un’evocativa struttura ad anello per celebrare il continuo dialogo intellettuale e umano tra padre e figlio, è articolato in quattro sezioni tematiche.
La sezione di apertura «Un circolo magico: Arnold e Carlo come in una bottega del Quattrocento», curata da Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi, Andrea Muzzi, ripercorre l’exploit di Carlo nel ruolo di allievo, assistente e stretto collaboratore del padre dal 1894 al 1901, sodalizio intensificatosi dopo l’attacco cardiaco che colpì Arnold a Zurigo nel 1892. Nonostante la solida formazione da architetto al Politecnico Federale di Zurigo e la direzione del cantiere della Reichsbank a Berlino per l’impresa Henschel, Carlo scelse la pittura, lavorando in simbiosi con il padre e realizzando nel corso della sua primissima attività alcuni capolavori, oggi dispersi, ma che riemergono per la prima nel bel catalogo (Silvana Editoriale) grazie al ritrovamento di un inedito Album conservato presso gli Eredi.
Il cuore di questo nucleo è rappresentato dal filone inaugurato dal celebre dittico «Einst und Jetzt» («Un tempo e ora»), definito dalla critica “il grandioso poema del tempo e dell’oblio“, in cui l’artista canta la storia perduta delle coste tirreniche e la fine di un’era antica, esemplificato da capolavori della Famiglia Boecklin e di importanti collezioni private, come «Isola con alberi e rovine» (1900-1902) e «Rovine di un tempio dorico sul mare «(1902).
In mostra anche una produzione artistica mai indagata prima: l’attività di Carlo come regista “burattinaio” e illustratore tra il 1910 e il 1911 per riviste quali “Boecklin Bonus Kasperl“, dove l’ancestrale legame col padre riemerge nelle sue venature teatrali e grottesche.
La seconda sezione, «La ricerca di un altro sentimento: ombre cupe e vive luci fantastiche», curata da Francesca Cagianelli e Andrea Muzzi, analizza la fase in cui Carlo, pur mantenendo vivo il ricordo della memoria paterna (a cui dedicherà nel 1909 il prezioso volume biografico e aneddotico Neben meiner Kunst), inizia a declinare in chiave personale le tematiche care ad Arnold. Attraverso dipinti e acquerelli inediti dedicati al motivo delle rovine sul mare e della Villa-am-Meer, si assiste a una graduale evoluzione stilistica: la vocazione tragica del padre lascia il posto a un “sentimento di tranquillità quasi borghese”, dove le atmosfere cupe si stemperano in luci fantastiche e toni più distesi e lirici.
Nella terza sezione «Un nuovo stile tra sobrietà spirituale e immateriale tenuità», curata da Francesca Cagianelli e Andrea Muzzi, emerge la piena maturità espressiva dell’artista sbocciata durante i suoi soggiorni tra i colli fiesolani, la Toscana e il Lazio. Protagonista di questo nucleo è tutto un filone paesaggistico inaugurato dal raffinato acquarello del 1895 raffigurante Villa Bellagio a Fiesole, dimora iconica in cui padre e figlio progettarono un imponente atelier decorandone la loggia con pitture encaustiche di gusto pompeiano. Tale filone proseguirà tra gli anni Venti e gli anni Trenta segnando la nascita di una produzione paesaggistica autonoma, contraddistinta da atmosfere soavi, immateriale tenuità e suggestioni neoquattrocentesche. Il catalogo della mostra approfondisce questa fase cruciale anche grazie all’analisi del nucleo di oltre 100 disegni donati nel 1938 al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi dalla vedova Nadia Böcklin von Gringmuth, indagato nel contributo dello storico dell’arte Andrea Muzzi.
A cura di Emanuele Bardazzi, infine, l’ultima sezione «Böckliniana. Mito e influsso di Arnold Böcklin tra Italia e Mitteleuropa» chiude l’itinerario indagando la straordinaria risonanza che l’immaginario böckliniano ebbe in Italia e nei paesi di lingua tedesca, contesti nei quali il maestro svizzero fu venerato come un vero e proprio faro artistico. Tra gli oltre trenta pezzi esposti tra incisioni, disegni e documenti storici figurano alcuni suggestivi fascicoli della celebre rivista «Jugend» (tra cui quello celebrativo del 1897 con copertina firmata da Max Klinger), tre famose traduzioni incise di Klinger, tra cui «L’Isola dei morti» presentata in una rarissima prova avanti lettera autografata (1883) e opere grafiche uniche di grandi maestri internazionali quali Adolf Hirémy Hirschl, Alexander Rothaug e Rudolf Schick.
La mostra si configura così come la prima mostra mai dedicata in Italia e in Europa a Carlo Böcklin, destinata a divenire un appuntamento di assoluto rilievo scientifico e culturale per il territorio e per gli studi sul Simbolismo: un viaggio affascinante che per la prima volta ricompone l’eredità artistica di Carlo Böcklin tra memoria familiare, indipendenza stilistica e grande tradizione italiana.
Inaugurazione: sabato 17 ottobre 2026, ore 17.00
Orari
Giovedì, sabato e domenica: 15.30-18.30
Sede
Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
Complesso di Villa Carmignani
Via Garibaldi 79, Collesalvetti
Ingresso gratuito
Per informazioni e visite guidate gratuite su prenotazione per piccoli gruppi
Tel. 0586 980227 e 980174 – 392 6025703
pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it
www.comune.collesalvetti.li.it